È agosto, in Svezia. Sul tavolo ci sono gamberi di fiume rossi, aneto, pane, formaggio e qualche cappellino di carta piuttosto improbabile. A un certo punto qualcuno annuncia una melodia. I commensali aprono il libretto accanto al piatto, cantano insieme per mezzo minuto, poi alzano il bicchierino, si guardano negli occhi e dicono skål. Subito dopo, la cena riprende come se nulla fosse.
Quella breve canzone è una snapsvisa. Al plurale, snapsvisor.
In italiano, “canzone svedese da brindisi” è probabilmente la spiegazione più chiara. “Canzone da bere” si capisce, ma è più generica. La snapsvisa appartiene a un momento preciso della tavola: il canto viene prima del brindisi e del piccolo bicchiere di distillato che in svedese si chiama snaps.
La parola italiana brindisi, del resto, è più ricca di quanto sembri. Può indicare il gesto di alzare il bicchiere, le parole di augurio che lo accompagnano e perfino un breve componimento in versi recitato per l’occasione. La snapsvisa fa qualcosa di simile, ma con una regola fondamentale: non c’è un cantante che si esibisce per gli altri. Canta tutta la tavolata.
Una guida culturale in italiano, basata sull’inventario svedese del patrimonio culturale immateriale, sulle pagine dello Spritmuseum e sulle altre fonti elencate in fondo alla pagina. Il resto di Snapsvisor.eu, compresa la raccolta di canzoni, è in svedese.
La tavola, il bicchierino, le melodie, il classico, i consigli per gli ospiti e come scrivere una canzone tutta tua. Scegli un tema per andare alla sezione.
La scena è semplice: qualcuno propone una canzone e, se il testo è stato scritto su una melodia già nota, dice su quale melodia si canta. Alle cene più organizzate può esserci un sånghäfte, un piccolo libretto di canzoni, oppure un foglio con i testi. Tutti cantano insieme; alla fine si solleva il bicchiere, si dice skål e si beve.
Non esiste un regolamento identico per ogni famiglia, università o gruppo di amici. A una cena si può cantare soltanto Helan går, a un’altra parecchie canzoni. Nelle cene studentesche c’è spesso chi guida il canto, mentre a una festa tra amici una canzone può partire quasi spontaneamente.
La differenza rispetto a molti nostri brindisi è soprattutto nel ritmo della cena. Il canto non è un momento unico all’inizio del pasto: può tornare più volte, tra una portata e l’altra, in mezzo alle conversazioni.
Anche il brindisi ha una sua gestualità: Systembolaget, la società statale svedese che vende alcolici al dettaglio, descrive lo sguardo che ci si scambia prima e dopo il sorso. I dettagli sono nei consigli per gli ospiti.
Fonti: Treccani (brindisi), Levande kulturarv (snapsvisor), Spritmuseum (canzoni da brindisi) e Systembolaget (come si brinda).
Davanti a un bicchierino di distillato, a un italiano può venire spontaneo pensare alla grappa o a un digestivo. È un’associazione comprensibile, ma lo snaps non è semplicemente una grappa svedese né un digestivo.
In svedese snaps non indica un singolo tipo di distillato. Systembolaget spiega che la parola descrive un modo di bere, non una bevanda. Lo snaps è una piccola porzione di distillato legata alla tavola e al brindisi; nel bicchiere c’è molto spesso quello che in svedese si chiama brännvin, cioè un distillato, aromatizzato oppure no.
Una delle forme più note di brännvin aromatizzato è l’akvavit, in italiano aquavit. Il regolamento europeo la definisce come una bevanda spiritosa aromatizzata soprattutto con carvi (il cumino dei prati), semi di aneto o entrambi, con almeno il 37,5% di alcol. L’aquavit può essere servita come snaps, ma le due parole non sono sinonimi, e tradurre automaticamente snaps con “grappa” porta fuori strada.
C’è anche un’altra differenza importante. Su molte tavole italiane il bicchierino di distillato arriva alla fine, come ammazzacaffè; lo snaps tradizionale svedese appartiene invece al pasto, accanto ad aringhe, gamberi di fiume, pane, formaggi e altri piatti salati.
E non è obbligatorio svuotarlo in un colpo solo. Alcune descrizioni italiane della tradizione presentano il gesto come uno shot da mandare giù tutto d’un fiato, ma Systembolaget consiglia, quando lo snaps accompagna il cibo, piccoli sorsi e nessuna fretta.
Fonti: Systembolaget (snaps e aquavit), Regolamento (UE) 2019/787 (aquavit) e Systembolaget (snaps a tavola).
Una delle ragioni per cui le snapsvisor funzionano così bene a tavola è che spesso nessuno deve imparare una melodia nuova.
Si prende un’aria conosciuta e si cambiano le parole. Il testo può parlare della cena, del padrone di casa, delle aringhe, dei gamberi, del tempo che fa, di un compleanno o del bicchiere che aspetta sul tavolo. Le rime non devono essere perfette: conta che tutti riescano a unirsi al canto quasi subito.
L’esempio più semplice è Fra Martino campanaro. In Svezia la stessa melodia si chiama Broder Jakob, e nella raccolta di Snapsvisor.eu esiste una snapsvisa scritta proprio su quell’aria. Un altro esempio è Blinka lilla stjärna, che in Italia si canta come Brilla brilla la stellina: su quella melodia Snapsvisor.eu ha sette snapsvisor. Nella raccolta compaiono anche melodie internazionali come Lili Marleen, nota in Italia nella versione di Lina Termini del 1942, e Yellow Submarine.
Moltissime altre, però, vengono da filastrocche, canti natalizi e canzoni popolari svedesi che un ospite italiano non riconoscerà. Ecco perché spesso si annuncia la melodia prima di iniziare.
È un meccanismo tutt’altro che estraneo all’Italia: basta pensare ai cori da stadio, che mettono parole nuove su melodie famose, o alle canzoni riscritte dagli amici per un matrimonio. La differenza è che in Svezia questa pratica è diventata una forma stabile della cultura della tavola.
Fonti: Levande kulturarv (snapsvisor), Spritmuseum (canzoni da brindisi), Treccani (Fra Martino) e Wikipedia in italiano (Brilla brilla la stellina).
Se di snapsvisa devi conoscerne una sola, scegli Helan går. È la più conosciuta e spesso è la prima che si canta quando arriva lo snaps.
Fuori dalla Svezia il titolo viene spesso spiegato come “va giù tutto” o “bevi tutto”. È una traduzione che si lascia sfuggire la cosa più interessante.
Nella tradizione più antica, i diversi snaps serviti in successione avevano ciascuno un nome. Il primo era helan, il secondo halvan, il terzo tersen. Per il primo il bicchiere era pieno, per il secondo ne bastava metà: da qui i nomi, che significano “intero” e “metà”. Secondo la studiosa Christina Mattsson, helan e halvan risalgono al Settecento; gli altri nomi della serie nacquero nell’ambiente studentesco dell’Ottocento. L’elenco completo è nella guida svedese Snapsarnas ordning.
Perciò Helan går si capisce meglio come “tocca al primo”: helan qui non significa “tutto”, è il nome del primo bicchierino, e går, alla lettera, dice che “il primo va”. Nel contesto del brindisi si può rendere liberamente con “giù il primo”, ma non è un ordine di svuotare il bicchiere: il problema della traduzione “giù tutto” non è “giù”, è “tutto”. Non esiste una resa italiana perfetta e nessuna di queste serve per cantare. Non è insomma il “Bevilo tutto” dei nostri cori goliardici: Helan går annuncia il primo giro, non ordina di scolarsi il bicchiere.
La prima strofa, come compare su Snapsvisor.eu con la punteggiatura leggermente normalizzata:
Helan går,
sjung hopp falleri faderallan lej.
Helan går,
sjung hopp faderallan lej.
Och den som inte helan tar,
han inte heller halvan får.
Helan går!
(qui si beve)
Sjung hopp faderallan lej.
Il senso, senza cercare la rima in italiano, è questo:
Tocca al primo,
cantiamo hopp falleri faderallan lej.
Tocca al primo,
cantiamo hopp faderallan lej.
E chi il primo non lo prende
non avrà neppure il secondo.
Tocca al primo!
(qui si beve)
Cantiamo hopp faderallan lej.
Falleri faderallan lej non ha un significato letterale: è un ritornello sonoro, il nostro trallallà. Le parole cambiano un po’ da tavola a tavola; sulla pagina svedese della canzone c’è anche una seconda strofa, Halvan går.
L’origine esatta di Helan går non è nota. Lo Spritmuseum, il museo degli alcolici di Stoccolma, fa risalire la canzone a circa 150 anni fa, mentre la melodia è attestata prima: compare già nell’operetta svedese Modehandlerskan del 1845.
C’è poi un episodio diventato quasi leggendario. Ai Mondiali di hockey su ghiaccio del 1957 a Mosca, dopo la vittoria della Svezia, non tutti i giocatori sapevano bene le parole dell’inno nazionale, così la squadra cantò Helan går.
Per la pronuncia conviene ascoltare una registrazione svedese. Come approssimazione, Helan går suona grosso modo come “hélan gor”, con la h aspirata all’inizio, come in inglese, e una o chiusa e lunga in går.
Fonti: Spritmuseum (storia delle snapsvisor), Christina Mattsson su Forskning & Framsteg e Uppslagsverket Finland.
Midsommar, in italiano la Festa di mezza estate, ha il suo cuore nel midsommarafton, il venerdì compreso tra il 19 e il 25 giugno (l’Ambasciata di Svezia a Roma lo chiama “Vigilia di mezza estate” nel suo elenco dei giorni festivi). Si preparano corone di fiori, si danza intorno al midsommarstång, il palo ornato di foglie e fiori, e in tavola ci sono aringhe marinate, patate novelle, aneto e fragole. Lo snaps e le canzoni arrivano insieme alle aringhe.
Anche Gambero Rosso, raccontando Midsommar nel 2025, parla di un banchetto rituale, di “bicchierini di snaps” accompagnati da “canti tradizionali e brindisi chiassosi”, in un articolo il cui titolo dice che la Svezia “canta (stonando)”.
Midsommar si festeggia anche in Italia: Assosvezia, la Camera di Commercio Italo-Svedese, organizza ogni anno una festa vicino a Milano, con corone di fiori, danze e canti intorno al palo, e nel 2026 ha superato i 200 partecipanti.
La snapsvisa non va confusa con Små grodorna, la canzone delle rane che si balla intorno al palo e che ricorre spesso nei racconti italiani di Midsommar: quella si balla sul prato, la snapsvisa si canta a tavola, subito prima dello skål. Le canzoni di quel giorno sono raccolte nella pagina svedese Snapsvisor till midsommar.
Fonti: Ambasciata di Svezia a Roma (giorni festivi), Visit Sweden (Midsommar), Skansen (Midsommar), la legge svedese sui giorni festivi, Gambero Rosso (Midsommar) e Assosvezia (Midsommar 2026).
L’altra grande occasione è la kräftskiva, che in italiano si può rendere semplicemente con “festa dei gamberi di fiume”.
Si tiene soprattutto in agosto. I gamberi vengono bolliti con sale e abbondante aneto, serviti freddi e mangiati in compagnia, spesso sotto lanterne di carta e con cappellini e bavaglini decorati. Il vecchio divieto stagionale di pesca dei gamberi è stato abolito nel 1994, ma l’abitudine di concentrare la festa in agosto è rimasta.
La musica, qui, è parte del menù. Perfino IKEA Italia, nella pagina dedicata alla festa, lo spiega bene: ogni ospite riceve un libretto con le canzoni, che si cantano durante la cena e sono seguite da un brindisi. È la snapsvisa spiegata senza usare la parola svedese (anche se lo snaps, lì, diventa “grappa”).
Helan går si sente spesso, ma esistono moltissime canzoni dedicate proprio ai gamberi, all’aneto, al bicchiere o alla serata. Le più lette sono raccolte nella pagina svedese Snapsvisor till kräftskivan.
Fonti: Nordiska museet (festa dei gamberi), Visit Sweden (festa dei gamberi) e IKEA Italia (festa del gambero di fiume).
Midsommar e kräftskiva sono le occasioni più riconoscibili, ma non le uniche.
Le snapsvisor compaiono anche al julbord, il buffet tradizionale di Natale, e a Pasqua, insieme allo smörgåsbord festivo.
Nelle cene studentesche svedesi i libretti di canzoni hanno una lunga tradizione, un po’ come i canzonieri goliardici nelle università italiane. La forma moderna della snapsvisa ha preso piede proprio lì, nelle università svedesi dell’Ottocento.
A matrimoni, compleanni e anniversari capita che qualcuno scriva un testo nuovo apposta per l’occasione.
Quello che non cambia è il momento: si canta a tavola, con un bicchiere davanti, e la canzone finisce nello skål.
Fonti: Levande kulturarv (snapsvisor), Spritmuseum (storia delle snapsvisor) e Treccani (goliardico).
Non serve conoscere lo svedese. I testi sono brevi e, alle feste più organizzate, sono stampati. Se non conosci la melodia, ascolta l’inizio e unisciti appena riesci. Non serve cantare bene: qui conta più partecipare che essere intonati.
Non serve neppure bere alcol. Puoi cantare, alzare il bicchiere e partecipare allo skål con acqua o una bevanda analcolica. La parte condivisa è il gesto, non la gradazione.
Non sei obbligato a svuotare il bicchiere a ogni canzone. Basta un sorso.
Quando arriva il brindisi, guarda negli occhi le persone con cui stai brindando. Nella forma più classica si prende un sorso, si incrocia di nuovo lo sguardo e poi si posa il bicchiere. Non serve far tintinnare i bicchieri: a un tavolo grande, come spiega la guida svedese del brindisi, si alza il bicchiere, si cerca lo sguardo e basta.
E skål? È il nostro “salute!” (o “cin cin!”) e si pronuncia più o meno “scol”, con la o chiusa. Le regole svedesi del brindisi sono raccolte nella guida Skålens 10 gyllene regler (in svedese).
Fonti: Systembolaget (snaps a tavola) e Systembolaget (come si brinda).
La formula funziona bene anche in italiano. Scegli una melodia che tutti conoscano. Tieni il testo corto. Cerca di rispettare il ritmo dell’originale e parla di qualcosa che appartiene davvero a quella cena: il menù, gli amici, il caldo, il viaggio, il festeggiato. L’ultimo verso dovrebbe portare naturalmente al brindisi.
Fra Martino campanaro è la scelta più facile, perché la conoscono sia gli italiani sia gli svedesi.
Un piccolo esempio scritto per questa guida:
Melodia: Fra Martino campanaro
Bicchierino, bicchierino,
fermo lì, fermo lì.
Prima la canzone, prima la canzone,
e poi skål, e poi skål.
Non è una canzone tradizionale italiana né la traduzione di una snapsvisa esistente. Serve solo a mostrare il meccanismo: melodia già nota, parole nuove e brindisi alla fine. Indica sempre, sopra il testo, su quale melodia si canta, così anche chi lo vede per la prima volta può cantare subito.
Fonte: Treccani (Fra Martino).
Su Snapsvisor.eu ci sono quasi 900 canzoni su più di 300 melodie, ordinate per aria, così si vede subito quanti testi diversi possono vivere sulla stessa melodia. Da lì puoi comporre il libretto per la tua festa, stamparlo o condividerlo con gli ospiti tramite un codice QR. Lo strumento e le canzoni sono in svedese.
Cantare mentre si beve non è un’invenzione svedese.
Anche l’Italia ha una lunga storia di canti conviviali e di brindisi in versi. La Treccani ricorda che l’uso di brindare tornò in voga dal Cinquecento, insieme a quello di comporre versi d’occasione, e che il brindisi in versi divenne frequente dopo il Bacco in Toscana di Francesco Redi, alla fine del Seicento; in musica, uno degli esempi più celebri è il Libiamo ne’ lieti calici della Traviata. Del resto la parola stessa è un’importazione dal nord: brindisi viene dal tedesco bring dir’s, “lo porto a te”, passato per lo spagnolo brindis. L’idea di unire tavola, bevanda e versi è europea e molto più antica della forma svedese moderna.
La snapsvisa come la conosciamo oggi si sviluppò soprattutto tra Settecento e Ottocento, con un ruolo importante degli ambienti universitari ottocenteschi: una grande tavolata, tutti conoscono le stesse melodie, un testo nuovo si può cantare subito insieme. La formula della melodia conosciuta, delle parole nuove e del canto collettivo si radicò in Svezia e nelle zone di lingua svedese della Finlandia.
Nel Novecento la tradizione non si interruppe nemmeno quando la politica svedese sull’alcol diventò più restrittiva: per comprare distillati serviva il motbok, un libretto personale di razionamento. Oggi la tradizione non è un reperto da museo: lo Spritmuseum ha iniziato a raccogliere snapsvisor nel 1992 e il suo archivio ne contiene più di 12.000. Dal 1995 organizza anche un campionato svedese delle nuove snapsvisor.
Ogni anno se ne scrivono di nuove.
Fonti: Treccani (storia del brindisi), Wikipedia in italiano (Libiamo ne’ lieti calici), Levande kulturarv (snapsvisor), Spritmuseum (storia delle snapsvisor), Christina Mattsson su Forskning & Framsteg e Spritmuseum (campionato svedese).
| Svedese | In italiano |
|---|---|
| snaps | Un piccolo bicchiere di distillato legato al pasto e al brindisi; non è il nome di una singola bevanda |
| snapsvisa | Breve canzone collettiva legata allo snaps e al brindisi |
| snapsvisor | Plurale di snapsvisa |
| skål | “Salute!”, la parola del brindisi |
| nubbe | Termine colloquiale per uno snaps |
| brännvin | Termine svedese generico per i distillati, aromatizzati o no |
| akvavit | Aquavit, tipo di brännvin aromatizzato soprattutto con carvi o aneto |
| helan | Nome tradizionale del primo snaps |
| halvan | Nome tradizionale del secondo |
| tersen | Nome tradizionale del terzo |
| Midsommar | La Festa di mezza estate svedese, a fine giugno |
| kräftskiva | La festa dei gamberi di fiume, in agosto |
| midsommarafton | La vigilia di mezza estate, il venerdì in cui si festeggia |
| sånghäfte | Libretto di canzoni |
| julbord | Buffet tradizionale svedese di Natale |
| Systembolaget | La società statale svedese che vende vino, distillati e birra forte |
Lo svedese ha molti altri modi colloquiali per dire snaps. Sono raccolti, con le fonti dei dizionari, nella guida svedese Snapsens många namn.
Niente di tutto questo è esotico: il brindisi, il canto a tavola e le parole nuove su una melodia nota esistono anche da noi.
La particolarità svedese è aver riunito queste cose in un gesto preciso e ripetibile: qualcuno dà il via, la tavolata canta, i bicchieri si alzano, arriva lo skål e poi si torna a mangiare. Dopo una o due canzoni non serve più nessuna spiegazione.
La raccolta di canzoni e le altre guide di Snapsvisor.eu sono in svedese, ma i testi sono brevi e la pagina di ogni canzone indica su quale melodia si canta.
Queste sono le fonti principali delle informazioni culturali e storiche di questa pagina. Molte sono in svedese o in inglese. I consigli per gli ospiti e per scrivere una canzone sono della redazione di Snapsvisor.eu.